DECORO ARCHITETTONICO

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Ordinanze Cass. n. 16518/2023 e 17920/2023 del 22.06.2023

la S.C. con due ordinanze del 22.06.U.s. ha enunciato il seguente principio di diritto: “in materia di condominio negli edifici, nel valutare l’impatto di un’opera modificativa sul decoro architettonico è da adottare un criterio di reciproco temperamento tra:
1) i rilievi attribuiti all’unitarietà di linee e di stile originaria,
2) alle menomazioni apportate da precedenti modifiche
3) e all ‘aIterazione prodotta dall’opera modificativa sottoposta a giudizio,.

Ciò senza che possa conferirsi rilevanza da sola decisiva, al fine di escludere un’attuaIe lesione del decoro architettonico, al degrado estetico prodotto da precedenti alterazioni.

Innanzitutto, spiega la Corte, “per decoro architettonico deve intendersi l’estetica del fabbricato risultante dall’insieme delle linee e delle strutture che lo connotano intrinsecamente, imprimendogli una determinata armonica fisionomia ed una specifica identità.
Pertanto, è irrilevante il grado di visibilità delle nuove opere sottoposte a giudizio, in relazione ai diversi punti da cui si osserva l’edificio” (cfr. Cass. 851/2007).

Inoltre, proseguono i giudici della cassazione, se il principio che un’opera modificativa dell’edificio, quando l’originario decoro si sia già degradato in conseguenza di interventi modificativi precedenti di cui non sia stato preteso il ripristino, non può avere incidenza lesiva del decoro architettonico può vantare qualche appiglio nella giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 4679/2009), questo “è da coordinare con una considerazione per cui nel valutare l’impatto sul decoro architettonico di un’opera modificativa, adotta un criterio flessibile, di maggiore o minore rigore, in vista delle caratteristiche dell’edificio di volta in volta sottoposto a giudizio, ove devono essere reciprocamente temperati i rilievi attribuiti all’unitarietà di linee e di stile , alle menomazioni apportate da precedenti modifiche altrui e llI’aIterazione prodotta dall’attuale opera modificativa” (cfr. Cass. 5417/2002).

Avv. Tommaso Tossani