IL CONTROLLO DI QUALITÀ DELL’ACQUA IN CONDOMINIO

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Premessa

Il controllo di qualità dell’acqua in contesti condominiali è stato recentemente oggetto di riforma da parte del legislatore che, sostanzialmente, ha attribuito questo compito (di non poca responsabilità) all’amministratore. Cerchiamo adesso di capire, in breve, in cosa consiste questo controllo, quali margini di manovra ha l’amministratore in termini di delegabilità e quali aiuti gli provengono da parte delle istituzioni.

Il controllo: in cosa consiste

Il controllo della qualità dell’acqua, secondo la disciplina da ultimo elaborata nell’ambito dell’Unione Europea, spetta ad una figura, individuata dalla medesima normativa e definita “G.I.D.I. –  Gestore della distribuzione idrica interna”, che deve poi materialmente impersonificarsi nel proprietario, nel titolare, nell’amministratore, nel direttore o in qualsiasi altro soggetto, anche se delegato o appaltato, che sia responsabile del sistema idropotabile di distribuzione interno ai locali pubblici e privati, collocati fra il punto di consegna e il punto d’uso dell’acqua. Un primo elemento da tenere in considerazione, quindi, è che la componente di responsabilità in capo all’amministratore si limita alle parti comuni degli impianti di conduzione dell’acqua, passando poi in capo ai singoli proprietari per quanto riguarda le diramazioni che portano l’acqua fino a singoli rubinetti.

Per quanto concerne, quindi, le parti comuni, l’amministratore, laddove decida di non delegare il ruolo di GIDI ad un soggetto terzo, può attivare qualsiasi tipo di attività, dai semplici controlli a veri e propri interventi attivi, ai fini del rispetto dei requisiti stabiliti dalla normativa di riferimento, senza dover necessariamente richiedere il preventivo intervento dell’assemblea (che, peraltro, laddove convocata, non potrebbe deliberare in senso contrario in quanto esiste  una precisa disposizione di legge che obbliga il gestore ad intervenire).

Conclusioni

Quello del controllo di qualità dell’acqua , in conclusione, è un nuovo onere che crea non pochi problemi sotto diversi punti di vista, a partire dai semplici controlli che comunque non possono mai essere effettuati a occhio nudo da parte del gestore ma, per ovvi motivi, devono essere delegati a soggetti specializzati che non svolgono l’attività a titolo gratuito, fino ad arrivare al fatto che la normativa stessa, che dovrebbe fornire almeno un perimetro entro cui muoversi, non risulta chiara e comprensibile, motivo per cui lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha emesso un Rapporto con l’obiettivo di chiarire alcuni punti ed aiutare i gestori.