Installazione di un nuovo ascensore

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Il tema della installazione di un nuovo impianto condominiale ovvero dell’adeguamento dell’impianto condominiale originariamente esistente è distretta a attualità vista anche la progressiva obsolescenza degli edifici situatati in città ad alta densità abitativa dove oramai l’età degli stessi risulta assai risalente
La collocazione normativa della nuova installazione ricade certamente all’interno della fattispecie prevista dall’articolo 1120 del Codice Civile e quindi della disciplina propria delle innovazioni ancorchè risulta indubitabile che l’ascensore nel condominio è sempre utile e migliora la qualità dei residenti.
In tema di condominio negli edifici, le innovazioni di cui all’art. 1120 c.c. sono sia quello di carattere oggettivo che consistono in opere di trasformazione, che incidono sull’essenza della cosa comune, alterandone l’originaria funzione e destinazione, sia di carattere meramente soggettivo che inquadrano nelle facoltà riconosciute al condomino, con i limiti indicati nello stesso art. 1102 c.c., per ottenere la migliore, più comoda e razionale utilizzazione della cosa dove rileva l’interesse collettivo di una maggioranza qualificata (Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 20712 del 4 settembre 201) .
In linea di massima occorre considerare che l’installazione richiede una maggioranza di due terzi ma ove la stessa possa considerarsi come strumento di abbattimento e/o riduzione delle barriere architettoniche basta la maggioranza dei presenti all’assemblea che rappresentino un valore superiore ai 500 millesimi.
La giurisprudenza ha progressivamente allargato il campo delle autorizzazioni e dei percorsi assembleari grazie soprattutto ad una crescente sensibilità verso gli anziani e le persone portatrici di posizione svantaggiate, alle quali anche la normativa ha concorso alla facilitazione delle barriere architettoniche ove esistenti.
Infatti l’installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare delle barriere architettoniche, rientra fra le opere di cui all’art. 27, comma 1, della l. n. 118 del 1971 ed all’art. 1, comma 1, del d.p.r. n. 384 del 1978, e, pertanto, costituisce un’innovazione che, ex art. 2, commi 1 e 2, della l. n. 13 del 1989, va approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta in prima od in seconda convocazione
Nel caso che l’assemblea deliberi in direzione contraria alla installazione ovvero non deliberi nel termine di tre mesi dalla richiesta scritta, il titolare di posizione svantaggiata può in ultima analisi installare il sistema di elevazione anche a proprie spese semplicemente ’osservando i limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121 c.c.. (Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 6129 del 9 marzo 2017)
Tale sistema supporta ed amplifica l’ineludibile principio di solidarietà condominiale, che implica il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, trattandosi di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati e che conferisce comunque legittimità all’intervento innovativo, purchè lo stesso sia idoneo, anche se non ad eliminare del tutto, quantomeno ad attenuare sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell’abitazione
La progressiva apertura della Giurisprudenza verso una più libera installazione di un impianto condominiale si è reso palese da un recente pronunciamento della Corte di Cassazione che autorizza la realizzazione di un ascensore anche senza il via libera dell’assemblea condominiale. Infatti con la ordinanza n. 19087 del 14 giugno 2022 che la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che i singoli condòmini possono direttamente provvedere anche senza avere la preliminare autorizzazione dell’assemblea condominiale ad installare a proprie spese un ascensore in un edificio che ne sia sprovvisto.
Il salto in avanti della Cassazione interpreta mirabilmente la tendenza alla modernizzazione degli edifici in contemperamento agli interessi primari dei condomini anziani o svantaggiati ed anche considerato il maggior valore che l’istallazione consegna alle singole unità immobiliari.
A tale tendenza giurisprudenziale si è associata anche una maggiore attenzione legislativa laddove per tutto il 2023, con proroga fino al 2025, è stato possibile aderire a forme incentivate di installazione che nelle varie declinazioni di Bonus e Superbonus sono state considerate ammissibili e detraibili come intervento trainato a condizione che il percorso di accesso per arrivare all’ascensore risulti privo di barriere architettoniche.
E’ auspicabile che tale sensibilità giurisprudenziale e legislativa porti a misure non limitate nel tempo ma strutturali sia per le ristrutturazioni che per le nuove concessioni .


Avv. Federico Donati