La Zecca Fiorentina,
là dove il Fiorino d’Oro prese forma.

(da Le storie Fiorentine di Franco Torrini)

Sulla metà del XIII secolo, quando Firenze è in piena crescita, con in città Dante e Giotto, si riesce a trovare le basi per la nascita della Repubblica di Firenze con al governo le grandi Corporazioni allora esistenti. I Nobili vengono relegati in secondo piano da i ricchi mercanti del popolo: commercianti, banchieri, piccoli e grandi artigiani appartenenti alle Corporazioni dei vari lavoratori dell’epoca ovvero le “Arti”. Il benessere si diffonde e la Città diventa grande, si stima centomila abitanti, un vero record per il Medioevo.

In questo secolo nascono gli impulsi delle corporazioni per la costruzione delle grandi opere monumentali come la nuova cattedrale di Santa Maria del Fiore, le grandi chiese di Santa Croce e Santa Maria Novella, così come il Bargello e Palazzo Vecchio, poi successivamente terminate nel secolo successivo.

Tale crescente ricchezza di popolo, con una economia che si espande anche al di fuori delle mura prende forma e si realizza la coniatura di una piccola moneta in oro puro per alimentare le modalità di scambio.

Nasce così nel 1252 il Fiorino d’Oro del peso di gr. 3,5 che diventerà per più di tre secoli una delle poche monete auree ad avere una quotazione di cambio sul mercato medioevale europeo e non solo. Sul davanti porta impresso il simbolo della Città, l’Iris e sul retro l’effige del patrono della Città San Giovanni Battista.

La coniatura del Fiorino d’Oro si avvale della esistente Zecca che era nata nel 1237 come servizio per i ricchi cittadini che desideravano convertire in oro le loro transazioni fisiche di monete, oltre alla preponderante coniatura della più popolare monetazione in argento.
La Zecca di Stato, attorno al 1237,  era situata nelle anguste case esistenti vicino alla

Torre della Vacca che poi fu la base per la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, sulle rive dell’allora torrente Scheraggio che proprio di lì transitava e dal quale veniva prelevata l’acqua per far funzionare i potenti “magli” che appunto servivano a battere moneta. Lavorava principalmente con la “Mercatanzia” Fiorentina i cui componenti, i mercanti, portavano i metalli, principalmente argento, per trasformarli in moneta corrente.

Si ha notizia che nel 1361 i Priori della Repubblica di Firenze autorizzarono l’acquisto di una torre con annesso casolare nel sesto di S. Piero a Scheraggio ove fu insediata la Zecca di Stato. Nel corso di assai recenti scavi archeologici sono stati ritrovati nel luogo porzioni di crogiuoli, canalizzazioni refrattarie ed altri segni di un’epoca di grande fertilità economica e lavorative.

Il complesso della Zecca subì nel tempo molte ristrutturazioni e si trova notizia che in occasione dell’inizio dei lavori della nuova Loggia dei Lanzi ad opera del Vasari, nel 1376, una parte della zecca, dedita alla monetazione d’argento, doveva esser stata spostata vicino al fiume nel complesso murario della Torre della Notomia o di San Francesco lungo l’Arno e dove ancora questa vestigia è situata ed ha preso appunto il nome di Torre della Zecca. La Torre di Notomia o di San Francesco faceva parte di un complesso murario che difendeva i confini a monte del traversamento della città da parte del fiume Arno e sulla sua navigazione proprio in corrispondenza di una delle pescaie ancor oggi esistenti.

Posta sulle rive dell’Arno era agganciata ad un’ansa del fiume dalla quale traeva l’energia dell’acqua per azionari i possenti magli per la coniatura delle monete. Nei primi del XIV secolo la Nuova Zecca ritorna ad essere un unico corpo, proprio di fronte alla chiesa di S. Piero a Scheraggio, alle spalle della Loggia dei Lanzi, verso la via della Baldracca, oggi via Lambertesca, in un complesso
di edifici di cospicue dimensioni con monumentale ingresso e con un probabile sbocco sull’Arno dal quale traeva l’energia liquida per l’azionamento dei magli necessari alla “battitura” delle monete. A quel punto si trattava di un complesso ove erano situati i forzieri con l’oro che veniva fuso e raffinato con i primordiali ma validissimi metodi dell’epoca, ridotto in dischi preordinati, per poi venire ”battuto” tra i conii precedentemente intagliati e incisi da celebri incisori onde quindi ottenerne la moneta desiderata.

Una vera e propria scuola dai cui banchi uscirono giovani incisori, esperti della “coppellatura” e della fusione, gestori delle molteplici attività ivi condotte, così come i mercanti, che poi portarono in giro per l’Europa la conoscenza di tecniche strumentali e organizzative allora pressoché sconosciute alle Zecche di altre città e nazioni.

Un articolato impianto “industriale” che coniava  fino a 33.000 monete d’argento e di mistura al giorno e circa trecentomila Fiorini d’Oro all’anno e quindi sempre di media mille Fiorini d’Oro al giorno per totali Kg. 3,5 (al valore di oggi circa 147.000 Euro). Doveva essere un pullulare di lavoranti, incisori, fonditori, guardie che si muovevano in ambienti

controllati e controllabili. Insomma una grande officina che nel medioevo caratterizzava Firenze come uno dei centri di produzione più rinomati d’Europa.
Si ritiene che fossero più di un centinaio, forse duecento,  i lavoratori impegnati nelle attività di quella che era una vera e propria fabbrica, con suoi maestri incisori, i cassieri, una sorta di fiduciari delegati al conteggio e alla catalogazione dei fiorini, gli artigiani con compiti di creare le forme circolari delle monete, i fonditori addetti alla colata dei metalli, i saggiatori con compiti di controllo del titolo dei metalli, fino ai più umili “uvrieri”. Tutti parte di una delicata situazione dalla quale potevano nascere furti o traffici illeciti. Si arrivò anche a imporre ai dipendenti il versamento di una somma di denaro a garanzia e contro quelle che all’epoca si dicevano sparizioni.

Il compito di controllare che le monete fossero perfette era affidato ai “Maestri Zecchieri o Zeccai” nominati dall’Arte di Calimala per l’oro e dall’Arte del Cambio per l’argento, che venivano cambiati ogni sei mesi per motivi di sicurezza.

FRANCO TORRINI
Cav. FRANCO TORRINI nato a Firenze il 12.09.1934 Profilo Professionale: Studi tecnico-commerciali a Firenze. Diploma Orologeria. Inizia la collaborazione con l’azienda di famiglia nel 1951. Partecipa ai corsi del Politecnico di Ginevra. 1955/56. Partecipa alle sessioni dei corsi gestione aziendale e marketing del Centro Internazionale dell’Industria Orologiaia Svizzera a Losanna. 1967-1970. Presidente del Consiglio Direttivo Sindacato Orafi Confcommercio di Firenze dal 1969 al 1977. Presidente della Giunta Esecutiva di Aurea - Mostra Mercato dell'Arte Orafa - dal 1972 al 1976. Membro Delegato dell'European Diamond Council dal 1976 al 1978. Membro del Consiglio Direttivo del Club Orafi Italia dal 1983 al 1989. Socio dal 1962 del Lions Club International con la Presidenza nell’anno 1974-75. Membro n. 26 dell’ International Carat Club. 1977 Fondatore e Vice Presidente della Associazione Italiana Vele d'Epoca dal 1982 al 1994. Promotore della Fondazione Artemio Franchi. 1985. Segretario Generale dal 1985 al 1996 e dal 2013 ad oggi. Consigliere Reggente della Banca d’Italia, sede di Firenze dal 1990 al 2012. Presidente della Sezione Italiana della Associazione “Les Hènokiens” di Parigi. 2000-2004. Fondatore e Presidente dal 2000 al 2012 della Associazione Imprese Storiche Fiorentine, divenuta poi Unione Imprese Storiche Toscane e quindi Unione Imprese Storiche Italiane. Dal 2017 Presidente Onorario. Presidente Fondazione Scienze Gemmologiche Firenze. 2005-2006. Vice Presidente Vicario del Comitato Provinciale di Firenze del Coni dal 2005 al 2009. Riconoscimenti pubblici e privati 1973: Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. 1983: Diploma d'Onore "Premio Internazionale Firenze". 1984: Accademico della Accademia Medicea. 1988: Premio "San Giuseppe" Piero Bargellini. 1993: Premio "Maestro Orafo dell'anno", Siena. 1996: Medaglia d'Oro della Camera di Commercio di Firenze. 2004: Onorificenza: Salomone d’Oro, Università degli Studi di Firenze. 2004: Onorificenza: Melvin Jones Fellow-Lions Club International. 2007. Stella di bronzo al Merito Sportivo del Coni. 2008: Accademico d’Onore della Accademia delle Belle Arti di Firenze.

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