SILVIA BERRI: L’ENERGIA, L’ELEGANZA, L’EMPATIA,
INNAMORATE DEL MADE IN ITALY

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Già il vocale che Silvia mi invia, rispondendo alla mia richiesta di intervistarla, è qualcosa che conquista.

Non ci conosciamo e lei, che sta guidando in coda nel traffico milanese di una fine calda giornata lavorativa, mi risponde accogliente e gentile, percepisco da subito una sintonia “in rosa” che non è così scontato trovare e che mi fa sentire a mio agio in questa particolare esperienza molto divertente ed interessante di architetto prestata al giornalismo quale sono.

Silvia è una donna manager dirigente all’interno del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, una Associazione super partes senza scopo di lucro, che si occupa di una serie di attività normative a livello nazionale ed internazionale includendo, oltre alla pubblicazione dei documenti normativi, anche azioni di promozione e di diffusione della cultura tecnica rivolte agli operatori del settore.

Per il CEI, Silvia, si occupa di Comunicazione e Promozione.

E quanto premesso sarebbe già sufficiente per avere le proprie giornate già ricche di impegni…ma Silvia è molto di più…ora lo scopriremo.

Domanda: Silvia vuoi parlarci di te?

Si con piacere.
Sono Responsabile Comunicazione e Promozione al CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano, giornalista e blogger per passione: da oltre vent’anni lavoro nel settore Comunicazione e Marketing e mi occupo di comunicazione a 360 gradi.
Dopo aver frequentato il Liceo Classico Manzoni, mi sono laureata a pieni voti in Diritto Internazionale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Presso l’ateneo milanese ho svolto inoltre attività di ricerca dal 1991 al 1994 in qualità di Cultore della materia per il dipartimento di Storia Contemporanea e realizza diverse pubblicazioni.
Dal 1992 al 1994 ho lavorato per Avesani Buying Office come buyer per il mercato fashion e lusso dove ho avuto l’occasione di coltivare la mia grande passione per la moda. Dal 1994 al 1996 sono stata Responsabile Comunicazione e Immagine presso ANIE – Federazione Nazionale delle Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche (Confindustria), nonché direttore di “Energheia”, il mensile associativo ANIE.
Dal 1996 sono iscritta all’Albo dei Giornalisti e ho pubblicato numerosi articoli di carattere scientifico sulle principali riviste del settore elettrico come “Sicurezza” (New Business Media), e su quotidiani nazionali come “Il Sole 24 ore” (rubrica “Norme e tributi”).
In più di 20 anni di carriera ha ottenuto incarichi di prestigio a livello nazionale e internazionale: dal 2000 sono Delegata italiana presso EFSD (European Forum forstandards distribution) del CENELEC – Comité européen de normalisation en électronique et en électrotechnique; dal 2008 sono membro Membro del CEN – CENELEC PR ROUND TABLE; dal 2018 Treasurer and Organization Coordinator ICDL 2019 e dal 2019 Treasurer and Organization Coordinator EMC 2020. Dal 2004 inoltre responsabile della rivista “CEI Magazine”, house organ dell’Associazione.

Passando alla sfera personale, sono mamma di due gemelle di 19 anni. Ho una personalità esplosiva e una grande passione per i viaggi e la ricerca di nuove ispirazioni: con il mio canale Instagram, ormai un punto di riferimento per migliaia di persone, sono diventata ambasciatrice del Made in Italy e promuovo quotidianamente la ricerca della qualità e dell’artigianato italiano. Sempre a caccia di nuovi brand, mi ritengo un vero talent scout, che detta tendenza e porta uno sguardo professionale, schietto e gioioso sul mondo di oggi. “Per me la comunicazione è tutto, e questo non riguarda solo il mio lavoro. Saper comunicare vuol dire mettersi in contatto con altre persone, creare armonie e confronto, e non si sa mai cosa può nascere da un nuovo incontro. Per questo motivo ritengo i social uno strumento per arrivare ad altre persone in maniera diretta, mettendo in luce la vera Silvia, senza maschere: quella che vedete in ogni post e storia sono io, con i miei pregi, difetti e passioni”.

Domanda: Lavorare in un mondo al maschile riuscendo ad affermarsi pienamente, senza annullare la propria femminilità, come ci sei riuscita?

Per una donna che muove i primi passi nel mondo del lavoro, è normale essere circondata da colleghi uomini, che competono apertamente per primeggiare nei propri risultati, magari utilizzando anche uno stile di comunicazione diretto e aggressivo, che non è tipico del genere femminile. È naturale pensare che conformandosi a questo stile di management, storicamente associato al raggiungimento del successo, sia la strada da seguire. Ecco perché molte donne, per farsi largo nell’universo professionale, tendono a copiare lo stile di leadership maschile, andando a sacrificare la propria femminilità. In realtà, essere più fedeli a se stesse, evidenziando i propri lati femminili e portando passione ed empatia sul posto di lavoro, può avere molti vantaggi. Le donne che oggi vogliono fare carriera non devono più confondere la professionalità, che deve apparire anche nel look, con la necessità di perdere il proprio stile femminile. Con sobrietà, ogni donna può fare dell’abbigliamento un punto di forza, utile a comunicare sensazioni positive. Le qualità considerate per tradizione femminili – l’empatia, l’inclusione, la sensibilità e l’intuito – si stanno pian piano facendo largo nel mondo professionale, in un processo che forse un giorno le vedrà riconosciute alla pari delle caratteristiche considerate maschili, che si traducono in uno stile diretto, competitivo e assertivo.

Per chi si sente a proprio agio con la propria femminilità, un ottimo modo per esprimerla sul lavoro è quello di includere le doti tipicamente femminili nella gestione della ruotine quotidiana. Ciò comporta un valore aggiunto all’interno di un gruppo di lavoro, portando alla risoluzione di conflitti in modo creativo, a una salda coesione tra colleghi e anche a connessioni più profonde e autentiche con i clienti. Femminilità, infatti, non significa solo potersi concedere qualche libertà di espressione con l’abbigliamento, bensì poter includere nel mondo del lavoro un modello di gestione femminile, che prima veniva associato esclusivamente all’ambiente domestico. Una donna che si sente a proprio agio con la sua femminilità diventa irresistibilmente affascinante. E non ha più bisogno di nasconderla o di adottare atteggiamenti tipicamente maschili. In fondo, il segreto della sicurezza degli uomini sul lavoro è anche questo: non avendo mai dovuto sforzarsi di adottare altri stili di gestione, hanno potuto acquisire un potere naturale.

Domanda: La tua passione per la moda ed il mondo dei social, quando e come è iniziato questo binomio vincente?

Le passioni che nascono fin da bambini sono spesso e volentieri quelle più vere e durature.  Proprio l’amore per il mondo della moda coltivato fin dalla tenera età mi ha spinta ad aprire uno spazio virtuale nel quale si parla di capi made in Italy, tendenze, mondo della bellezza e non solo. Già da bambina mi piaceva fare shopping e mettere sempre in mostra l’ultimo completino comprato. Crescendo ho iniziato ad appassionarmi, a leggere riviste di moda, a fermarmi davanti alle vetrine dei negozi, poi molte amiche iniziavano a chiedermi consigli di stile e accessori. Così è nata l’idea di trasformare la mia passione in un progetto reale: un luogo dove ogni capo ed accessorio viene interpretato secondo il mio stile e dove non ci sono regole, ma solo suggerimenti, condivisioni di opinioni e scambi di idee.

Sono una Donna che lavora da sempre e non si è improvvisata nel lavoro dell’ultimo momento. La mia autenticità sta nella capacità di rispondere a tutte le mie followers, di consigliare o di supportare le loro richieste in merito a questo o quell’argomento di lifestyle, di salute, o semplicemente di dare attenzione ai loro momenti di solitudine.              
La community cresce se sei sempre presente. Durante il primo lockdown ho fatto centocinquanta dirette Instagram, tenendo compagnia agli italiani chiusi in casa, ma ho anche parlato tanto del nostro Paese, della nostra Grande Bellezza di questa Bella Italia che il resto del mondo ci invidia per storia, tradizioni, cultura e prestigioso Made in Italy. So proud!
La credibilità e l’affidabilità non possono improvvisarsi. Non è così.          
Senza contenuti, non potrei rispondere alle persone che mi seguono e mi vogliono bene, perché dietro alle followers ci sono persone, famiglie e aziende che lavorano e sostengono il PIL del nostro Paese. La mia carriera si sviluppa su due ambiti professionali direi paralleli: sono manager Comunicazione e Promozione del CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano), Influencer e Brand Advisor per le aziende del Made in Italy, spesso, piccole e medie imprese o start up italiane. Sono Brand Ambassador di marchi italiani prestigiosi come “Nanis Jewels”, azienda del lusso italiano contemporaneo e “Rudy Profumi”, azienda centenaria leader di settore che, dato il successo dovuto al lancio del mio profumo “Silvia Berri Fragrances”, ha optato per l’estensione della linea. Sono testimonial di “Jo Maison Jo”, brand di cosmesi, orgoglio tutto italiano, perché “il piacere è una cosa seria”. E, ancora, “MiaSo Undress”, il brand tutto sartoriale delle bluse in seta italiana, di fascinosa ricercatezza e stile, realizzate in tessuti pregiati. È di alto gradimento anche il rossetto “Miss Berry”, prodotto da “Tensei” make-up: con loro abbiamo giocato sul mio cognome che evoca e rimanda al significato inglese di ciliegia. La capsule di raffinatissimi pigiami di pizzo realizzata con Pinkmemories e i ponchi boho chic con ErendiraItalia… Insomma, non riesco a star ferma e la mia energia la indirizzo nel lavoro.

Domanda: L’importanza del nostro artigianato di qualità, il cosiddetto Made in Italy, progetto che tu porti avanti con impegno e passione, trovi sia un tema più sentito, diciamo riscoperto, in questo momento emergenziale anche per l’economia, che speriamo presto di lasciarci alle spalle?

Il prestigio dell’Industria italiana è dovuto a una serie di prodotti di eccellenza ai quali vengono riconosciuti: un alto livello qualitativo dei materiali utilizzati, stile raffinato, innovazione, cura dei dettagli, fantasia delle soluzioni adottate, capacità di durare nel tempo. Per indicare queste qualità si usa l’espressione Made in Italy, “prodotto in Italia”, segnalando così l’origine italiana di un prodotto industriale o artigianale destinato sia ai mercati internazionali sia a quello italiano. Nel campo della moda l’Italia si distingue per, l’alta qualità dei tessuti, perfezione delle rifiniture e raffinatezza dei modelli che rendono il risultato superiore. Nel Design la qualità e la genialità dei nostri prodotti hanno fatto la storia del mondo. L’artigianato Italiano, da sempre, è il fiore all’occhiello del nostro paese. Da nord a sud, infatti, non mancano le eccellenze nei prodotti artigianali. Viviamo, respiriamo, progettiamo e realizziamo alta qualità, come nessun altro al mondo. I prodotti artigianali italiani sono il vero vanto dell’Italia, il motore di un’economia che non conosce freni anche in periodo di COVID, i prodotti made in italy sono coloro i quali riusciranno a trainare la ripartenza economica dell’Italia. Nei prossimi dodici mesi in Italia ci sarà il boom del Made in Italy. Sembra un gioco di parole e invece è il dato che viene fuori da uno studio di Alvarez & Marsal che ha previsto un aumento fra i 3 e i 4 miliardi di euro delle vendite dei prodotti italiani, con una riduzione dell’import di quasi il 3,5 per cento. Sembra, quindi, che il Covid abbia rivoluzionato a tal punto le filiere produttive, da portare a una riorganizzazione dei modelli e delle catene di approvvigionamento, con effetti che già si possono leggono nei consumi.  Si evidenzia come il fenomeno che stiamo descrivendo si inserisca in una voglia più generale dei rivenditori europei di progettare catene di fornitura più intelligenti, affidabili e, come nel caso dell’Italia, più corte. Secondo l’indagine, nei prossimi mesi il 46% dei rivenditori prediligerà una politica di near-shoring – e cioè di riavvicinamento delle fonti di approvvigionamento –, ma assisteremo anche a una spinta verso l’on-shoring, ovverosia il riportare all’interno dei confini nazionali l’intera o una parte prevalente della filiera di produzione. “

Domanda: La tua comunicazione efficace ci fa conoscere quanto lavoro impegno e professionalità vi sia dietro ad un prodotto di qualità e ci fa riflettere. Complimenti per i tuoi fashion event organizzati in meravigliose location in tutta Italia, come Firenze e Taormina per citarne alcune, dove si percepisce chiaramente una partecipazione ed un entusiasmo delle Aziende d’eccellenza presenti e che tu sei riuscita a coinvolgere ispirando un vero gioco di squadra. Quanto è importante per il Made in Italy fare rete tra Aziende come quelle di cui ti fai promotrice? 

LA COESIONE FA CRESCERE LE IMPRESE E I TERRITORI: “COESIONE E’COMPETIZIONE”. Per le imprese del made in Italy, collaborare con le altre imprese e con i soggetti del territorio è un fattore di sviluppo economico a tutti gli effetti. Le imprese che portano avanti il made in Italy nel mondo sono proprio quelle “coesive”, cioè che stringono relazioni virtuose con le altre imprese, le comunità, le istituzioni, i consumatori e il terzo settore. Una buona economia aiuta a superare e ad affrontare la paura, solitudini e diseguaglianze, Quando l’Italia scommette sui suoi talenti e sulle comunità, quando investe sulla qualità, l’innovazione e la bellezza allora spesso è determinante e si ritaglia un ruolo nel mondo. Una scommessa ancora più valida oggi in cui timori e disuguaglianze rischiano di dividere, anziché unire. Producendo visioni in grado di mobilitare energie migliori per il futuro del Paese guardando alla nostra identità e orgoglio, grazie ad una combinazione unica di memoria del passato e voglia del futuro, di competitività e coesione sociale, di resilienza che è fatta di legami territoriali e beni comuni, di equità e giustizia sociale, di collaborazione, solidarietà e innovazione. Un’Italia che fa l’Italia senza lasciare indietro nessuno e anzi trovando nuova forza nel viaggiare uniti, nel tenere insieme le diversità. Insomma, puntare alla crescita e allo sviluppo significa ragionare in un’ottica integrata.

Domanda: Secondo Silvia Berri, il mondo della moda e il mondo dell’arte, potrebbero incontrarsi coadiuvate dalla forza dei social e dar luogo a nuovi sviluppi?  Ci sono stati esempi recentemente di collaborazioni “insolite” come tra l’influencer Chiara Ferragni ed il Museo degli Uffizi di Firenze, che ne pensi?

Da sempre questi due mondi si fiutano, si osservano, si condizionano a vicenda. E se una volta la prima guardava alla seconda come fonte d’ispirazione, ora la relazione è bidirezionale. Quello tra arte moda è un rapporto in continua evoluzione. Da anni ormai i musei, e più in generale le istituzioni culturali, hanno sentito la necessità di essere sul web, di essere social, esattamente come lo sono gli sportivi e i politici, gli attori e le case di moda.

Solo curiosità? Io direi piuttosto opportunità perché questa nuova consapevolezza ha segnato una svolta epocale non solo nel modo di intendere i musei, ma anche in quello di fruirne, rendendoli protagonisti attivi e facilmente raggiungibili da parte del singolo visitatore. Solo attraverso il digitale, infatti, è stato possibile creare un legame diretto tra il cittadino e le sue istituzioni culturali, favorendo un sano rapporto bilaterale fatto di mutui scambi. È stato proprio il web a modificare l’idea stessa di museo, sia nell’immaginario collettivo, sia a livello museografico. Il Museo Archeologico di Napoli e Card Musei Bologna hanno deciso di affidarsi a influencer il cui  punto di forza non è la creatività fotografica, ma bensì quella narrativa. Lo scopo di queste due campagne è stato quello di raccontare i musei con un linguaggio diverso, lontano dall’istituzionale. Una delle strade più battute dalle istituzioni museali oggi è quella di invitare blogger e instagrammers a fare una visita a porte chiuse e raccontare la loro visione del museo. Iniziative del genere negli ultimi anni si sono moltiplicate e sempre di più i musei stanno scegliendo la strada del racconto fatto attraverso gli occhi di quei creativi che sui social network hanno successo e sono apprezzati. Aumentare il numero dei fruitori giovani attraverso un linguaggio narrativo differente è il motivo per cui molti Musei stanno adottando l’Influencer Marketing Culturale. Questa è una strategia di comunicazione che serve ad entrambe le parti in questione, Museo ed influencer. Occasioni simili, del resto, servono tanto alla visibilità delle celebrity quanto a quella dei musei.

Se questi “scambi di favore” possono riuscire ad aumentare il numero dei fruitori dell’arte, suscitare l’interesse dei più giovani, divulgare nel mondo il bello del nostro il paese allora mi auguro che di queste collaborazioni ce ne possano essere molte altre.

A settembre andrò a Genova per una collaborazione con il Comune e i “Palazzi dei Rolli”, patrimonio dell’UNESCO, per mostrare le bellezze di questa città straordinaria e promuovere il territorio. Ogni anno Genova celebra i suoi Palazzi dei Rolli, con l’evento Rolli Days: weekend durante il quale i palazzi aprono le porte e mostrano al pubblico i loro tesori. Io avrò la fortuna di raccontare, come influencer e portavoce del made in Italy, lo splendore di Genova.

Domanda: Della tua vita di Influencer, seguendoti, vediamo anche una parte privata di vita con le tue bellissime figlie e la tua spontaneità ed energia che non mancano mai di regalarci un sorriso. Come è vissuta in famiglia questa tua esperienza di personaggio social?

Le mie figlie non sono social come me. Portano avanti con me questa avventura. Mi aiutano molto e mi sostengono! Mi appoggiano e consigliano riuscendo a darmi sempre tanta energia e voglia di mettermi in gioco con un fondo di grande ironia.

Domanda: Infine un’ultima domanda, volendo citare il titolo di un film “Chiedimi se sono felice”….Silvia, cosa ti rende felice oggi?

La libertà di poter scegliere. Il sentirmi libera nelle scelte che faccio e non aver dovuto scegliere tra lavoro e famiglia.

Architetto progettista iscritta all’Ordine degli Architetti di Firenze dal 1998 . Consulente Tecnico del Tribunale di Firenze. Membro di Commissione edilizia per il Paesaggio fino al 2007, nei Comuni dell’ interland fiorentino. Specializzata in materia di sicurezza cantieri e sicurezza luoghi di lavoro D.Lgs. 81/08. Consulente aziendale esterno in materia di sicurezza, ricoprendo il ruolo di Responsabile del Servizio

33 Commenti

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